perchè l'introversione non dovrebbe essere considerata fuori moda

Perché l’introversione non dovrebbe essere considerata fuori moda

Lo devo ammettere, ci sono cascata anch’io…

Con la frequenza dell’università ho iniziato a convincermi che il lavoro di squadra fosse il modo migliore per concludere bene un progetto.

Quando ho iniziato a lavorare mi sono ritrovata in un mondo di riunioni continue, pieno di persone che parlavano di tutto e niente e, dopo il lavoro, in un paesello dove conoscevo a malapena qualcuno, mi cimentavo in discorsi brevi e superficiali con le persone, pensando che fosse il modo migliore per fare amicizia.

Mi sbagliavo, naturalmente.

Su ogni cosa.

Oggi il mondo del lavoro mira a creare persone estroverse, indaffarate e rumorose. Quelli che io chiamo i venditori. A volte, spesso, questo viene prima ancora della formazione personale e del merito.

Visualizza questo scenario: sei uno studente molto bravo, ti piace leggere e approfondire la materia di studio, ti piace immergerti nel tuo libro per ore. Costruisci grandi database, mappe concettuali e il tuo lavoro, alla fine, diventa, a sua volta, una risorsa molto strutturata di cui essere fiero. Ma tutto questo non è abbastanza. Quando lo mostri al tuo insegnante o se lo presenti per un potenziale posto di lavoro, non hai nessuna possibilità. Invece, chi non ha mai studiato o frequentato le lezioni, viene preso, e sai anche perché.

È stato bravo a vendersi.

Tutti hanno vissuto questo scenario almeno una volta nella vita. Ma se non si conosce cosa c’è dietro ad esso, si può essere sviati nel pensare che il segreto possa essere imparare a chiacchierare e diventare un forte estroverso.

L’introversione ti rende un buon leader

La situazione che ho descritto nel paragrafo precedente è, più o meno, simile a quella che ho vissuto io. Quando dovevo preparare un esame, mi piaceva avere il mio spazio, essere completamente immersa per 30 minuti, un’ora o, meglio ancora, un’ora e mezza sui miei libri e pianificare le mie pause a intervalli regolari.

Al contrario, quando mi dovevo cimentare in lavori di gruppo, la mia volontà vacillava, mi ero abituata al fatto che solo io e circa un altro 20% del gruppo eravamo quelli che creavano tutto il lavoro. Gli altri studenti cercavano sempre di trovare un escamotage, copiando opere già esistenti che non avevano niente a che fare con tutto il resto del lavoro.

Spesso le mie idee erano incomprese o, peggio, ignorate, senza essere ascoltate affatto.

Con il tempo ho capito come gestire queste situazioni, ho solo smesso di mettere la mia idea sul banco e ho cercato di ascoltare le idee degli altri aiutandoli a sfruttarle al meglio. Cercavo di incoraggiare gli altri studenti raccontando storie su quanto fosse di valore la loro idea e inducendoli a realizzarla al meglio.

Ho trovato che questo fosse il modo migliore di lavorare in squadra quando si mirava ad un obiettivo comune.

Informandomi, ho trovato anche, questo comportamento, essere comune nei leader di successo.

Ma, alla fine, l’introversione è una cosa buona o cattiva? È giusto o sbagliato spingersi a socializzare in qualunque contesto? Il lavoro di gruppo a che cosa dà vita?

Dovresti preoccuparti quando senti fortemente il bisogno di isolarti o, peggio, quando inizi a cercare la solitudine più spesso?

A tutte queste domande ho trovato risposta in un libro molto ben approfondito di Susan Cain: Quiet: il potere degli introversi.

Introversione VS Timidezza

Susan Cain mi ha fatto capire che l’introversione non va sempre associata alla timidezza. Ho trovato l’introversione essere strettamente legata all’Intelligenza emotiva descritta nel libro di Daniel Goleman.

Il modo in cui ascolti te stesso è un allenamento per ascoltare le altre persone; non significa che sei timido. La timidezza ti fa sentire a disagio nell’aprire la tua anima agli altri, ti fa diventare rosso quando devi parlare in pubblico e a volte ti rende rigido nell’agire a causa della paura di essere giudicato.

L’introversione, in realtà, ha poco a che fare con la timidezza, anche se a volte vanno a braccetto.

Alcune persone hanno bisogno quotidianamente di uno spazio per ricaricare le batterie rimanendo sole con sé stesse. Gli introversi amano immergersi nelle loro opere per ore e sprigionare tutta la loro creatività soprattutto quando lavorano da soli.

Non è necessario frequentare eventi mondani per stare con altre persone, questo non serve a trovare veri amici.

Non è necessario forzare te stesso a parlare con nessuno, intraprendendo discorsi su come sarà il tempo o sull’ultima news nazionale. Gli introversi spesso si fanno amici sinceri e duraturi, a loro piace immergersi in discorsi profondi, dimostrando empatia per chi hanno di fronte.

È facile diventare ottimi amici di un introverso.

Questo è un aspetto molto importante dell’arte del networking, l’ho ritrovato anche in Never Eat Alone, un libro di Keith Ferrazzi che qui ti ho linkato nella versione inglese.

Creatività + Introversione = Artista!!!

La maggior parte delle opere d’arte che potrebbero venirti in mente sono state realizzate da un artista che ha lavorato in solitudine. Grandi tele, opere architettoniche, statue armoniose, componimenti musicali, saghe di libri, tutte queste meraviglie, anche quando sono state realizzate da più persone, sono sicuramente state concepite da una mente singola!

Non credo che i risultati sarebbero stati gli stessi se tali opere fossero scaturite da una sessione di brainstorming di gruppo!

Solo dopo cicli di full immersion senza distrazioni e interruzioni indesiderate, una mente creativa accede alla propria luce interna e la esprime in un’opera d’arte. La creazione è un processo che ha a che fare con le sensazioni e le emozioni interiori.

Vorrei chiarire un punto importante, non sto dicendo che non si ha mai bisogno di altre persone. L’essere umano è una creatura sociale e come dice Keith Ferrazzi nel suo libro:

le relazioni sono tutto ciò che c’è. Tutto nell’universo esiste solo perché è in relazione con tutto il resto. Niente esiste in isolamento

…e sono totalmente d’accordo.

Per realizzare il tuo progetto hai bisogno di altre persone.

Che cosa succede se dipingi la tela più bella del mondo senza che nessuno la guardi, quale sarebbe il destino della tua idea imprenditoriale se non puoi contare su buoni partner per realizzarla?

A proposito di idea imprenditoriale, se stai cercando la tua ma non riesci a trovarla leggi questo!

ESEMPI DI PERSONE INTROVERSE

  • J.K. Rowling: la creatrice di Harry Potter ha ideato il mago più famoso del mondo mentre viaggiava da sola su un treno in ritardo (l’avrà preso dal binario 9 e ¾?)
  • Bill Gates: la stessa Susan Cain descrive Bill Gates come un uomo silenzioso e socievole, il tipico esempio di uomo introverso che non è anche timido.
  • Albert Einstein: non a caso gli si attribuisce la frase “La monotonia e la solitudine di una vita tranquilla stimolano la mente creativa
  • Audrey Hepburn: “Sono un’introversa … Adoro stare da sola, stare all’aperto, fare lunghe passeggiate con i miei cani e guardare gli alberi, i fiori, il cielo
  • Pietro Mennea: così descritto “Come molti introversi, non gli apparteneva la preoccupazione di piacere a tutti. Però ogni suo gesto, dentro e fuori lo sport, è stato di orgogliosa sostanza
  • Fabrizio De Andrè: “La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà

Un altro chiarimento prima della fine: non esistono persone totalmente introverse o totalmente estroverse. Ognuno di noi tende più in una direzione, ma a volte superiamo la linea spontaneamente, senza alcun disagio.

Sicuramente, imparare a riconoscere il bisogno di spazi fisici e temporali di solitudine, senza puntare il dito su di esso, senza vergognarsene, semplificherebbe la vita di tutti e la renderebbe più spontanea ed armoniosa.

Fammi sapere nei commenti se ti ritieni più introverso o estroverso e cosa ne pensi di questo argomento.

Ti ringrazio infinitamente per avermi letto e ti auguro una profonda giornata.

Marilena

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